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oltre
la teoria standard
"Dividendo
la materia in unità sempre più piccole,
non
giungiamo alle unità fondamentali
e
indivisibili; giungiamo però a un punto
in
cui la divisione non ha più senso"
(W.
Heisenberg)
il
modello standard
Negli
ultimi cinquant'anni sono stati compiuti notevoli progressi nell'identificazione dei
costituenti fondamentali della materia e delle forze fondamentali attraverso le
quali questi costituenti interagiscono. Secondo quello che è oggi chiamato
modello standard dei processi elementari, tutta la materia è costituita di
quark e di leptoni, le cui reciproche interazioni sono mediate dallo scambio
delle cosiddette particelle di gauge. Si pensa anche che esistano quattro tipi
fondamentali di interazione: elettromagnetica, debole, forte e
gravitazionale.
Per
esempio, l'elettrone è classificato come leptone e le sue interazioni
elettromagnetiche con il protone sono mediate da una particella di gauge
chiamata fotone. Il decadimento beta, il processo fondamentale delle reazioni
nucleari sul Sole, è un risultato dell'interazione debole ed è mediato dallo
scambio delle particelle di gauge chiamate bosoni vettori deboli. Il protone, il
neutrone e molte altre particelle sono classificati come adroni e sono formati
da tre quark con carica frazionaria. I quark sono tenuti assieme da
un'interazione forte, l'interazione di colore, mediata dallo scambio di altri
otto tipi di particelle di gauge, i gluoni. Per analogia con queste tre
interazioni si ipotizza che un'altra particella di gauge, il gravitone, medi
l'interazione gravitazionale, ma essa non è ancora stata rivelata. Si ritiene
oggi che vi siano complessivamente sei quark con i corrispondenti antiquark
ciascuno in tre varietà di "colore", sei leptoni e le loro sei
corrispondenti antiparticelle, un fotone, tre bosoni vettori deboli, otto gluoni
e forse un gravitone.
Il
modello standard si basa principalmente sui dati ricavati dai grandi
protosincrotroni del Fermilab e del CERN (l'Organizzazione europea per la
ricerca nucleare), dallo Stanford Linear Accelerator Center (SLAC), dai
collisori per elettroni e positoni della Cornell University, di Amburgo e di
Stanford e dal collisore protone-antiprotone del CERN. Anche delicati
esperimenti a bassa energia hanno fornito importanti contributi alla conoscenza.
I quark sono stati originariamente introdotti come entità puramente teoriche,
dopo la scoperta di centinaia di adroni, per poter ripristinare una qualche
organizzazione fondamentale nella proliferazione delle particelle
"elementari". Essi hanno acquisito una certa vaga realtà in seguito
ai risultati ottenuti nel corso di una grande varietà di esperimenti, ma è
stato soltanto nel 1974 che la convinzione che i quark esistessero venne
saldamente ribadita dalla simultanea scoperta della particella J/psi, prevista
sulla base dell'ipotesi dei quark, scoperta che ebbe luogo allo SLAC e a
Brookhaven.
Una
componente di rilievo del modello standard è la teoria elettrodebole. Nelle sue
attuali versioni, i sei quark e i sei leptoni sono raggruppati in tre
generazioni, a ognuna delle quali viene assegnata una coppia di quark e una di
leptoni. Le interazioni elettromagnetica e debole vengono descritte come aspetti
diversi di una sola interazione fondamentale, chiamata elletrodebole. La teoria
ellettrodebole fornisce esatte previsioni su una gran varietà di fenomeni ed è
stata confermata in dettaglio da vari esperimenti. La sua più spettacolare
conferma sperimentale si ebbe al CERN nel 1983 con la scoperta dei tre bosoni
vettori deboli, le particelle W+ , W- e Z0 .
La
teoria elettrodebole rispetta una tradizione che ha caratterizzato il pensiero
scientifico fin dalle sue origini nell'antica Grecia: l'unificazione di fenomeni
diversi in un solo insieme di concetti. E per molti fisici si tratta del
classico tipo di teoria che dovrebbe un giorno riuscire a dare
un'interpretazione unitaria di tutte e quattro le interazioni fondamentali della
natura. In base ad essa, l'unificazione delle interazioni debole ed
elettromagnetica si manifesta solo a energie estremamente elevate. A queste
energie le due interazioni sono equivalenti perchè le masse dei bosoni di gauge
che le mediano sono effettivamente nulle e può venire alla luce senza alcun
impedimento la loro completa simmetria.
L'ipotesi
di una simmetria di questo tipo alle alte energie è in netto contrasto con le
proprietà delle due interazioni nell'ambiente comune di laboratorio. Qui il
raggio d'azione dell'interazione debole è circa 1000 volte minore del diametro
del nucleo atomico, mentre il raggio d'azione dell'interazione elettromagnetica
è infinito. Secondo la teoria elettrodebole questa differenza è dovuta al
fatto che i bosoni di gauge deboli sono particelle molto pesanti, mentre la
massa del bosone di gauge elettromagnetico (il fotone) è nulla. Si dice,
allora, che la simmetria delle due interazioni si rompe.


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a cura di Pio Passalacqua
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