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Il
fatto che gran parte della fisica che ci interessa si trovi al di là delle
futuribili possibilità della tecnologia, a una distanza in energia che è di
molte potenze del dieci, è il principale ostacolo alla verifica delle idee dei
teorici. Fortunatamente, la natura stessa ci fornisce un laboratorio di alte
energie attrezzato. Nel big bang che dette origine all'universo potrebbero
essere state prodotte energie fino a 1019 GeV, e si può sperare che
certi processi, verificatisi per un brevissimo periodo all'alba della creazione,
abbiano lasciato delle tracce fino ad oggi. La scoperta di queste tracce
potrebbe essere l'unica speranza di verifica delle teorie dell'unificazione. Nella
teoria del big bang più diffusa si suppone che l'universo sia apparso
improvvisamente, e che al momento iniziale fosse infinitamente caldo. Con
l'espansione, l'universo si raffreddò rapidamente. Il calore di questa
esplosione primeva può essere rivelato anche oggi, nella forma di un fondo di
radiazione termica che riempie lo spazio alla temperatura di circa 3 K.
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L'antenna a forma di
tromba con la quale Penzias e Wilson hanno osservato per primi la
radiazione fossile a 3 gradi Kelvin. Costruita a Crawford Hill, nel New
Jersey, l'antenna era stata progettata per esperimenti di comunicazione
con i satelliti Echo e Telstar |
La
relazione fra temperatura e tempo è data dalla semplice formula 1010 T
= --------- K t1/2 dove
t è misurato in secondi. Quindi, quando l'universo era nato da un secondo, la
temperatura era di 1010 K , corrispondente a un'energia alquanto
superiore a quelle nucleari. Gli attuali acceleratori di particelle possono
arrivare a circa 103 GeV, che corrispondono a una temperatura di 1016
K. Possiamo dire quindi che queste macchine simulano la fisica
dell'universo primevo a partire dall'età di 10-12 s in poi. Da
un modello teorico dell'attività nucleare che ebbe luogo nell'arco di tempo
compreso tra 1 e 1000 secondi, i cosmologi hanno calcolato, per la composizione
chimica dell'universo, un 25 per cento di elio (percentuale della massa totale)
e un 75 per cento di idrogeno, con una rappresentanza sparuta di altri elementi.
Queste cifre hanno trovato una conferma convincente nell'osservazione
astronomica, e pertanto l'elio può essere considerato una traccia dei primi
minuti del big bang.
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Le abbondanze cosmiche
per l'elio-4, l'elio-3 il deuterio e il litio-7 calcolate in base al
modello dell'universo fornito dal big bang (curve) concordano con le
abbondanze osservate (strisce orizzontali ombreggiate). L'abbondanza
prevista varia in funzione della densità dei nucleoni (protoni e
neutroni) al momento del big bang. Le bande verticali gialle indicano le
quantità per le quali le abbondanze osservate combaciano con quelle
previste. Il fatto che le previsioni corrispondano per una serie di
elementi che vanno dal litio all'elio e per quantità che variano per
più di un fattore di un miliardo è uno dei maggiori argomenti a favore
della teoria del big bang. |
Per
arrivare alla fisica della superunificazione bisogna risalire fino a 10-43
s. A quell'epoca l'universo dovrebbe avere avuto una temperatura di 1032
K, e tutte e quattro le forze fondamentali sarebbero state fuse in una sola
superforza. Se lo spazio ha veramente delle dimensioni in più, a quell'epoca
avrebbero dovuto essere sullo stesso piano delle tre che percepiamo. Quando
l'universo si espanse e si raffreddò, le quattro forze si separarono una ad
una, e le varie particelle assunsero identità distinte. C'è stata dunque
un'evoluzione generale da un'origine in cui prevaleva la mancanza di
differenziazione fino allo stato attuale, caratterizzato dalla presenza di
strutture complesse.
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La storia termica
dell'universo da 10-43 secondi dopo il big bang fino a
oggi. Va notato che le interazioni previste dalle teorie delle
particelle elementari, come quelle della grande unificazione e la teoria
del tutto, comprendono un'epoca in cui tali interazioni dominavano la
fisica del primo universo. |
Quando
l'universo passò attraverso l'era della grande unificazione (10-35
s) le interazioni forte ed elettrodebole potrebbero essersi
"congelate" in domini distinti. L'intreccio avrebbe prodotto monopoli
magnetici e forse altre strutture (stringhe e "pareti di dominio") che
potrebbero avere avuto profondi effetti sulla successiva evoluzione
dell'universo in quanto avrebbero esercitato intense forze gravitazionali.
Alcuni monopoli potrebbero essere sopravvissuti, nel qual caso sarebbero
osservabili oggi. Raffreddandosi
ulteriormente, l'universo sarebbe via via disceso attraverso i vari stadi della
fisica delle alte energie, fino a raggiungere, trascorsi all'incirca 10-12
s, la temperatura dell'unificazione elettrodebole. Dopodiché la materia
cosmica sarebbe consistita in un minestrone di tutte le particelle fondamentali
(quark, leptoni ecc.), le stesse che costituiscono l'universo attuale. Dopo
circa 10-3 secondi i quark si sarebbero raggruppati in protoni e
neutroni, preparando la scena per i processi nucleari che abbiamo menzionato
prima.
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Per unificare le
quattro forze della natura sono necessarie enormi energie. Si ritiene
che poco dopo il big bang le forze fossero unificate alle più alte
energie caratteristiche dell'universo; una teoria che unifica
l'interazione debole e la forza elettromagnetica è stata infatti
verificata a energie di poche centinaia di GeV. |
Non
solo i monopoli, ma tutte le particelle stabili prodotte nel big bang potrebbero
essere sopravvissute fino ad oggi. Tra queste possiamo includere particelle
ipotetiche come i gravitini e i fotini, oltre a quelle note come i neutrini.
Queste particelle riempirebbero l'universo attuale, e la loro osservazione
porterebbe una testimonianza diretta delle condizioni ai primissimi stadi.
Sfortunatamente, la maggior parte di questi reperti archeologici interagisce
così debolmente con la materia ordinaria che possono rimanere del tutto
inosservati, salvo che per i loro effetti gravitazionali. Curiosamente,
è proprio quest'effetto che interessa ai cosmologi. Si sa da tempo che la
maggior parte della massa dell'universo è inaccessibile all'osservazione. Gli
astronomi ne possono osservare gli effetti gravitazionali, ma non vedono luce o
altra radiazione provenire da essa. Evidentemente la massa delle stelle è solo
una minuscola frazione del totale, anche se è la più facilmente osservabile.
Ma allora di che cosa è fatta la più gran parte dell'universo? Una
possibilità è che la massa mancante sia data dalle particelle prodotte nel big
bang e sopravvissute da allora. Prendiamo per esempio i neutrini. I calcoli
indicano che dovrebbero essere rimasti 109 neutrini per ogni protone
o neutrone dell'universo. Quindi il cosmo è davvero un mare di neutrini,
punteggiato qua e là da materia ordinaria fatta di atomi. I recenti esperimenti
suggeriscono che i neutrini possano avere una massa a riposo di circa 30 eV. Data
l'enorme abbondanza cosmica, anche con questa piccola massa il peso totale dei
neutrini sarebbe molto superiore a quello di tutte le stelle, e potrebbe
esercitare un'attrazione gravitazionale sufficiente a portare l'universo al
collasso. Fra
gli altri candidati per la materia oscura ci sono i fotini, i gravitini, e altre
particelle ipotetiche dette "assioni" che sono associate con la
rottura della simmetria destra-sinistra. La scelta tra i candidati dipende in
una certa misura dalla loro 'temperatura', cioè dal fatto che la loro velocità
sia relativistica o no. Ciò può influire sul modo in cui le galassie si
raggruppano.
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La galassia a spirale
M31 (la nebulosa di Andromeda) rivela la presenza di materia oscura
grazie al moto dei bracci esterni, che ruotano attorno al centro
galattico più rapidamente di quanto ci si aspetterebbe se la materia
visibili della galassia ne costituisse tutta la massa o quasi. Una
quantità di materia circa 10 volte maggiore si trova probabilmente
distribuita in una sfera di materia oscura che avvolge la parte
luminosa. I risultati delle osservazioni uniti a considerazioni di
carattere cosmologico inducono a ritenere che la massa associata alle
galassie, compresa quella della materia oscura in cui sono immerse,
contribuisca solo in misura ridotta alla densità di massa totale
dell'universo. Il resto potrebbe essere associato a materia oscura di
natura inconsueta distribuita altrove. |
Uno
dei grandi misteri della cosmologia concerne l'origine della materia. I fisici
sanno da tempo che la materia può essere creata dall'energia. Anche se
l'energia del big bang era sufficiente a creare tutto il materiale
dell'universo, c'è un grosso ostacolo a questa semplice spiegazione. In
laboratorio la creazione di materia è sempre compensata dalla creazione di
antimateria. Se la simmetria è una legge fondamentale ci dovremmo aspettare che
l'universo contenga uguali quantità di materia ed antimateria, il che non va
molto d'accordo con l'osservazione. Nelle
prime versioni della teoria del big bang, l'esistenza iniziale di materia senza
antimateria era semplicemente postulata. Tuttavia, con l'avvento delle GUT,
l'asimmetria può essere interpretata come una conseguenza dei processi fisici
occorsi nell'era della grande unificazione (10-32 s circa). La chiave
di questa spiegazione è la stessa asimmetria barionica che si manifesta nel
decadimento del protone. Immaginiamo
il decadimento del protone in un atomo d'idrogeno (protone più elettrone) il
protone decade in un positrone e in un pione neutro. Il pione decade a sua volta
in due fotoni e il positrone si annichila con l'elettrone producendo altri due
fotoni. L'atomo d'idrogeno scompare irradiando energia, senza che ci sia di
mezzo l'antimateria. Dovrebbe quindi essere possibile anche il processo inverso,
cioè la creazione di materia dall'energia senza creazione di antimateria.
Calcoli dettagliati suggeriscono che, nella fornace primeva susseguente al big
bang, questo processo sia effettivamente avvenuto, con frequenza tale da
generare una leggera preponderanza della materia sull'antimateria. Ormai
l'antimateria è andata tutta distrutta, lasciando un eccesso di materia, che è
la sostanza di cui sono fatte le galassie. E'
una situazione affascinante quella attuale, in cui la fisica del mondo
microscopico si è fusa con la cosmologia in una singola disciplina. Le idee
nuove in fisica delle alte energie vengono sempre più spesso verificate in un
contesto cosmologico, e viceversa la cosmologia può essere utilizzata per porre
dei vincoli alla fisica delle particelle. Per esempio, la possibilità che
esistano più di tre specie di neutrini leggeri è probabilmente eliminata dal
modo in cui il loro effetto gravitazionale sconvolgerebbe la produzione
dell'elio primevo. Simili argomentazioni di natura cosmologica o astrofisica
possono porre vincoli alle masse di particelle ipotetiche come gli assioni. Il
risultato forse più significativo della fisica delle alte energie all'universo
primordiale è il cosiddetto "universo inflazionario". Come si sa
secondo la teoria dei quanti, lo spazio vuoto brulica di attività complessa.
Proprio come un atomo può essere eccitato ad un livello di energia superiore,
così le GUT prevedono che
anche il vuoto possa avere uno stato eccitato. Questo vuoto eccitato, o 'falso',
apparirebbe identico a quello che per noi è il normale spazio vuoto, ma in
realtà traboccherebbe di energia. cosa ancora più significativa, vi sarebbe
una pressione (o tensione) negativa. Ora, in relatività generale sia la
pressione che l'energia sono sorgenti della gravitazione, e la pressione
negativa darebbe luogo a un effetto gravitazionale repulsivo. Alan
Guth ha ipotizzato che l'universo si sia trovato nella condizione di falso vuoto
all'epoca del GUT (dopo circa 10-35 s dal big bang) e che quindi, a
causa del potente effetto repulsivo, sia andato incontro a un periodo di
espansione con accelerazione esponenziale. Questa fuga esplosiva avrebbe
prodotto quello che oggi chiamiamo il big bang. Il falso vuoto potrebbe (dopo
circa 10-32 s) essere decaduto in un 'vero', e l'energia del vuoto
essere stata liberata in forma di particelle e calore. Oltre a rendere conto del
big bang, la teoria inflazionaria fornisce un'elegante spiegazione per diversi
quesiti cosmologici, come il motivo per cui materia e radiazione sono
distribuite attraverso lo spazio così uniformemente su grande scala, e perché
l'universo si espande proprio alla velocità che si osserva. Potrebbe anche
spiegare perché i monopoli magnetici sembrano essere così rari: i monopoli
prodotti prima dell'inflazione sarebbero stati ridotti, in seguito alla
fortissima espansione, ad una densità insignificante. La fisica delle alte
energie potrebbe quindi spiegare l'origine stessa dell'universo.
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(a)
Durante il periodo inflattivo dell'universo, gli oggetti si separano
molto più rapidamente.
(b)
La densità dell'universo diminuisce costantemente, salvo nella fase
inflattiva in cui prevale il falso vuoto.
Se
la densità rimane costante e non diminuisce con l'espansione,
l'universo deve essere inflattivo. |
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a cura di Pio Passalacqua
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Cosmologia e particelle (12/2007) di A. Masiero
Il
poster della storia dell'universo - by Fermilab (ingrand.2,000
K)
Astri e Particelle by. R. Battiston
C'è
un limite alla comprensione?
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