|
Intorno
al 1880 il meccanismo della trasmissione delle forze elettriche e
magnetiche era un problema fondamentale. Tutti credevano che fosse
necessaria l'esistenza di un qualche mezzo
(o sostanza) perché la teoria dei campi fosse sostenibile.
Si
aveva ragione di credere, in base al fenomeno della luce e del calore,
che esistesse un mezzo etereo che riempisse lo spazio e che permeava i
corpi.
Si
trattava del famoso etere
luminifero
Si
riteneva che l'etere riempisse lo spazio...
e
che possedesse proprietà contraddittorie:
1)
era
completamente permeabile agli oggetti materiali, mentre
2)
era
infinitamente rigido per potere adeguatamente sostenere la luce.
Nel
1887 due americani, A.A. Michelson e E.W.
Morley, tentarono di
individuare il moto della terra attraverso l'etere servendosi di
un'apparecchiatura molto sensibile.
Non
scoprirono alcun effetto. Il moto della terra attraverso l'etere
era indimostrabile.
|
Quando
Albert Einstein entra in scena nel 1895
1)
Hertz
ha verificato sperimentalmente le equazioni di Maxwell
2)
Marconi
sta costruendo radio senza fili
3)
Si
presume l'esistenza dell'etere ma nessuno riesce a trovarlo. |
Albert
fa esperimenti per cercare di scoprire l'etere...
...voleva
capire cosa succede quando la luce si propaga di luogo in luogo.
Tenta quindi di formarsi un'immagine semplice del modo in cui la luce
funziona.
"
Mi chiedo cosa succede alla luce se mi muovo nella sua stessa direzione
alla sua stessa velocita' "
Da
questo punto di vista, e dopo tanto duro lavoro con gli amici, Albert
propone un diverso modo di affrontare il problema dell'etere.
L'enigma
chiave nelle discussioni con gli amici era... cosa accadrebbe
esattamente se viaggiassi lungo un'onda luminosa alla velocità della
luce?
"Supponiamo
che regga uno specchio...
...e
mi muova alla velocita' della luce."
" Se mi muovessi alla velocita' della luce, la luce che emana dalla
mia faccia non riuscirebbe ad arrivare allo specchio!!!"
"...
e se mi siedo in cima all'onda...
...allora
la luce non si muove rispetto a me...
...e
non puo' arrivare allo specchio ed esserne riflessa."
Per
dieci anni, assieme agli amici, Albert indaga questo rompicapo,
prima
all'HTH a Zurigo, dal 1895 al 1900, poi all'Ufficio Brevetti svizzero a
Berna, dal 1901 al 1905.
Ecco
cosa pensa Albert !...
Qualunque
sia il modo in cui la luce si propaga di luogo in luogo (etere, ...) la
mia immagine non scompare.
Ma
un osservatore a terra vedrebbe la luce lasciare la faccia di Albert a
una velocità doppia del normale!
"
Se mi muovo a 300.000 chilometri al secondo...
...e
la luce si proietta dalla mia faccia a 300.000 Km al secondo...
...
allora nella posizione relativa a terra la luce dovrebbe muoversi a
300.000 + 300.000 = 600.000 Km al secondo!"
|
La
velocità delle onde dipende soltanto dal mezzo e non dalla
fonte.
Per
esempio, in base alla teoria ondulatoria, il suono proveniente
da un treno in corsa copre la distanza che lo separa
dall'osservatore nello stesso tempo indipendentemente dalla
velocità a cui si muove il treno.
E
le equazioni di Maxwell predicevano la stessa cosa per la luce.
L'osservatore
al suolo dovrebbe sempre vedere la luce emanare dalla faccia di
Albert alla stessa velocità indipendentemente dalla velocità
a cui si muove Albert.
Ma
se un osservatore al suolo vedesse alla stessa velocità la luce
che emana dalla faccia di Albert indipendentemente dalla
velocità a cui Albert si muove, allora Albert dovrebbe poter
raggiungere la luce che emana dalla sua faccia e in tal caso la
sua immagine sparirebbe.
Ma
se la sua immagine non sparisce, ciò significa che la luce che
emana dalla sua faccia viaggia verso lo specchio normalmente. Ma
allora l'osservatore al suolo dovrebbe vedere la luce viaggiare
verso lo specchio a una velocità doppia rispetto alla velocità
normale.
Albert
comincia a cercare di scoprire
se
non vi sia la possibilità che
la
velocità della luce sia la
stessa
per entrambi
gli
osservatori, quello in moto
e
quello al suolo. |
La
Teoria della Relatività è la soluzione che Albert dà a questo quasi
impossibile dilemma.
|
Per
poter progredire Albert ha innanzitutto bisogno di convincere se
stesso che la sua immagine deve
essere
normale anche se lui dovrebbe muoversi alla velocità della
luce. Ha bisogno di un principio
generale che
gli dia la fiducia per continuare.
Lo
trova in un vecchio principio della fisica che non era mai stato
di particolare utilità prima. E questo è...
|
IL
PRINCIPIO DI RELATIVITA'
Gli
esperimenti sul moto avevano condotto Galileo
al Principio
di relatività.
"Ogni
moto uniforme e' relativo e non puo' essere percepito se non in
riferimento a un punto esterno."
"Su
una nave, nessun effetto ti indica se essa si muove uniformemente o se
e' ferma."
E
questo è il principio di relatività. Non puoi dire che ti muovi
in modo uniforme senza guardare fuori.
Il
principio di relatività suona abbastanza innocuo. Negare l'idea della
quiete assoluta non era poi cosa sconvolgente. Ma se applicata al
problema dell'etere apriva la strada ai fortissimi argomenti che
divennero la teoria della Relatività.
In
base al principio di relatività, Albert sostiene che dovrebbe
poter vedere la sua immagine normalmente, anche se si muove alla
velocità della luce.
Se
la tua immagine sparisse mentre ti stai
muovendo
alla velocità della luce, ti basterebbe
forse
guardare nello specchio per dire che ti stai
muovendo
alla velocità della luce, giusto?
Non
avresti bisogno di guardare fuori, giusto?
E
questo violerebbe il principio di relatività!
Metà
del problema è risolto.
L'immagine
di Albert deve essere normale. Ma Albert potrebbe forse vedere la
luce che emana dalla sua faccia muoversi alla velocità della luce
relativa a LUI... mentre al tempo stesso gli osservatori al suolo
vedrebbero la luce che esce dalla faccia di Albert alla stessa velocità
della luce relativa a LORO? Come sarebbe possibile?
La
velocità è la distanza divisa per il tempo (come in Km. l'ora).
Albert
si accorge che se la velocità deve rimanere la stessa, allora distanza
e tempi devono variare.
Ciò
significa che ci deve essere qualcosa di sospetto nel tempo.
Forse
l'osservatore in moto e l'osservatore in quiete osservano tempi
diversi...
Se
entrambi osservano che la velocità della luce è la stessa.
Poiché
Albert parte dal principio di relatività, è indotto a ripensare i
concetti di spazio e di tempo perché tutto abbia una giusta soluzione.
Ecco
la formulazione finale che dà Albert nel suo
articolo
su Annalen der
Physik del
1905:
ELETTRODINAMICA
DEI CORPI IN MOTO
Il
tentativo non riuscito di scoprire il moto della terra
relativamente al mezzo in cui si propagherebbe la luce
come
nell'esperimento di Michelson-Morley
Suggerisce
che i fenomeni dell'elettrodinamica
vuol
dire la propagazione della luce, il che è lo stesso
e
i fenomeni della meccanica non possiedono alcuna proprietà che
corrisponda all'idea della quiete assoluta.
vuol
dire che il principio di relatività di Galileo dovrebbe andar
bene anche per la luce oltre che per il moto ordinario.
Innalzeremo
questa congettura (il cui presupposto sarà d'ora in avanti
chiamato "Principio
di relatività")
allo status di postulato,
e
introdurremo inoltre un altro postulato, che è solo
apparentemente inconciliabile col primo
vuol
dire che ha trovato una via d'uscita dalla contraddizione
ossia,
che la luce si propaga sempre nel vuoto con una velocità
definita e che è indipendente dallo stato di moto del corpo
emittente.
Vuol
dire che la velocità della luce che ogni osservatore può
osservare è sempre la stessa.
Questi
due postulati bastano a permettere di formulare una teoria
semplice e coerente dell'elettrodinamica dei corpi in moto
basata sulla teoria di Maxwell dei corpi in quiete.
L'introduzione
di un "etere luminifero" si rivelerà superflua in
quanto la concezione che viene qui sviluppata non richiede uno
"spazio assolutamente stazionario" dotato di
proprietà speciali...
Vuol
dire che si sta sbarazzando dell'etere una volta per tutte. Lo
spazio non richiederà più proprietà speciali per propagare la
luce.
|
Ma
certe idee convenzionali riguardo il tempo,
riguardo le distanze,
riguardo la massa,
riguardo la velocità,
dovevano essere gettate via e sostituite.
Gli
argomenti di Albert sono molto semplici perché sono molto logici. Se
accetti i due postulati, Albert ti dimostra esattamente come si arriva a
queste conclusioni.
Albert
dice:
comunque
si propaghi la luce quando stai fermo...
...
si propaga esattamente allo stesso modo quando sei in moto.
E'
questo il principio di relatività, il
primo postulato di Albert.
Ma
Albert dice anche:
" La luce si propaga sempre nello spazio vuoto con una velocita' C
definita che e' indipendente dallo stato di moto del corpo emittente o
ricevente."
Un
osservatore al suolo vedrà la luce muoversi alla stessa velocità a cui
la vede l'osservatore in moto.
E'
questo il
secondo postulato di Albert.
Albert
si domandava in qual modo l'ago della bussola interagiva col magnetismo
terrestre.
Come
si trasmettono da un luogo all'altro gli effetti magnetici (o elettrici).
Maxwell
e Hertz hanno dimostrato che tali interazioni magnetiche potevano
verificarsi soltanto a una data velocità massima.
Infatti
hanno dimostrato che ci vuole tempo perché l'effetto elettromagnetico si
trasmetta.
Albert
fa un'ipotesi. In base all'esperienza dell'elettricità così come è
riassunta da Maxwell e verificata da Hertz, Albert propone che non esiste nessuna
interazione istantanea in natura.
Ecco
il semplice significato fisico del
II postulato di Albert:
Ogni
interazione ha bisogno di tempo per trasmettersi da un luogo all'altro.
E
se non esistono interazioni istantanee in natura vi deve essere una
velocità massima possibile di interazione.
Lo
ripetiamo:
se
non ci sono interazioni istantanee in natura, ciò significa che vi deve
essere una massima velocità possibile di interazione.
La
massima velocità possibile di interazione in natura è la velocità di
interazione elettromagnetica - che è la velocità della luce!
Ora,
in base al principio di relatività, la massima velocità d'interazione
deve essere la stessa per ogni osservatore, indipendentemente da come esso
si muova.
La
velocità della luce
(massima
velocità d'interazione) è una costante universale.
Questo
è il secondo
postulato di Albert.
Tutti
vedono la luce muoversi alla stessa velocità indipendentemente da come
essi si muovono.
Ciò
significa, naturalmente, che niente può andare più veloce della luce.
La
massima velocità possibile è una proprietà materiale del nostro mondo.
Albert
deve dimostrare:
1
Come
mai tutti vedono la luce con la stessa velocità (C)
e
2
Cosa
accade se tenti di far andare un oggetto più veloce della luce.
Per
fare ciò Albert dimostra che:
Il
concetto di tempo deve essere cambiato.
Il
concetto di distanza deve essere cambiato.
Il
concetto di massa deve essere cambiato. |
Ecco
dunque la posizione di Albert:
1)
In natura non esiste alcuna interazione istantanea.
2)
Vi deve quindi essere una massima velocità possibile di interazione.
3)
La massima velocità possibile di interazione è la velocità
dell'interazione elettromagnetica.
4)
La velocità dell'interazione elettromagnetica è la velocità della luce.
5)
La velocità della luce è la massima velocità possibile.
La
parte davvero difficile era dimostrare in che modo tutti vedono viaggiare
la luce alla stessa velocità.
Vediamo
come ha fatto.
Albert
ci ha quasi perso la testa, ma poi si è accorto che... il Tempo passato
tra eventi diversi non è necessariamente lo stesso per tutti gli
osservatori!
Ricordiamoci
che la velocità
è
la distanza divisa per il
tempo
impiegato.
In
simboli V =
d / t
Una
persona in movimento potrebbe quindi osservare che la luce, percorrendo
una certa distanza d
in un certo tempo t,
dà la velocità della luce c...
...
mentre una persona in quiete potrebbe osservare che la luce percorre una
distanza diversa
d
in un tempo
diverso t
e potrebbe
così misurare esattamente la stessa velocità c.
Albert
fa rilevare che ogni misurazione del tempo ricorre all'idea degli
avvenimenti simultanei.
|
Dobbiamo
comprendere che tutti i nostri giudizi nei quali è implicato il
tempo si riferiscono ad avvenimenti simultanei. Se dico, per
esempio "il treno arriva alle 7" significa questo: la
coincidenza della lancetta piccola del mio orologio col numero 7
e l'arrivo del treno sono due avvenimenti contemporanei. |
Albert
sostiene che gli avvenimenti simultanei in un sistema di riferimento non
sarebbero necessariamente simultanei in un diverso sistema.
Albert
chiama ciò RELATIVITA'
DELLA SIMULTANEITA'
Albert
suggerisce che si cerchi di raffigurarci il suo argomento pensando a un treno...
...come
sistema di riferimento in moto e al marciapiede
della stazione come sistema di riferimento in quiete.
Ecco.
Aggiungiamo una carrozza al treno ed Immaginiamo che al centro di questa
vi sia un congegno che emette un raggio di luce in avanti e al tempo
stesso un raggio di luce nella direzione opposta.

lmmaginiamo
inoltre che la porta anteriore e quella posteriore possano essere aperte
simultaneamente dai raggi di luce.
Per
la persona che controlla il congegno, le porte della carrozza si apriranno
contemporaneamente. Ma per una persona che è sul marciapiede,
Albert sostiene che la porta posteriore si aprirà prima di quella anteriore.

Sì,
perché per la persona ferma, la porta posteriore si muove in avanti
incontro all'impulso luminoso, mentre la porta anteriore si allontana
dall'impulso luminoso.
Questo
è il punto. Poiché la velocità della luce deve essere la stessa per
entrambi i sistemi, Albert sostiene che...
Avvenimenti
che sono simultanei
rispetto
al treno non sono
simultanei
rispetto al marciapiede
e
viceversa.
Facciamo
un esempio più vicino al senso comune:
la
distanza percorsa.
Immaginiamo
che la nostra persona al centro della carrozza si alzi e vada verso la
porta anteriore
Ora,
quanto ha percorso la nostra persona immaginaria?
Relativamente
al treno la persona ha percorso 1/2 della lunghezza della carrozza.
Ma
relativamente al marciapiede la persona ha fatto un percorso più lungo.
La
distanza percorsa
è
una misura relativa.
|
Albert
sostiene che il tempo trascorso è anch'esso una misura
relativa. Per la persona che è nella carrozza l'apertura delle
porte è contemporanea; il tempo trascorso tra l'apertura della
porta anteriore e l'apertura di quella posteriore e zero.
Ma
per la persona che è sul marciapiede il tempo trascorso tra
l'apertura delle porte non è zero ma dipende dalla velocità a
cui si muove il treno. |
Poi,
secondo Albert, viene la relatività della misurazione della distanza.
Albert
si chiede, quanto è lunga la carrozza?
|
Un
osservatore sul treno misura lo spazio in linea retta con il
metro.
(questa
è la lunghezza misurata dall'osservatore in movimento.)
Ma
la cosa è diversa se la distanza deve essere valutata dal
marciapiede. |
Albert
sostiene che per misurare la lunghezza della carrozza dal marciapiede,
dobbiamo segnare sul marciapiede le posizioni per cui sono passate la
porta anteriore e quella posteriore in uno stesso tempo t valutato
dal punto di vista del marciapiede.
La
distanza tra questi due punti sarà allora misurata con un metro.
(Questa
è la lunghezza della carrozza misurata
dall'osservatore
fermo)
Albert
dice:
Non
è affatto evidente che quest'ultima misurazione ci dia lo stesso
risultato della prima.
Quindi,
la lunghezza del treno misurata dal marciapiede può essere diversa da
quella che si ottiene misurandola dal treno stesso.
Albert
prepara il terreno per una riconsiderazione dell'analisi newtoniana dello
spazio, del tempo e del moto.
La
meccanica classica sostiene:
1)
L'intervallo di tempo tra gli avvenimenti è indipendente dal moto
dell'osservatore.
2)
L'intervallo di spazio (distanza) di un corpo è indipendente dal moto
dell'osservatore.
Albert:
"Ingiustificabile!"
"Gli
intervalli di spazio e di tempo sono relativi e dipendono proprio dal moto
dell'osservatore."
Newton
dice:
Gli
intervalli di spazio e di tempo sono assoluti e la velocità della luce è
relativa.
Albert
dice:
La
velocità della luce è assoluta e gli intervalli di spazio e di tempo
sono relativi.
Albert
sostituisce gli assoluti metafisici di Newton, le due
costruzioni mentali dello spazio e del tempo assoluti, con un
assoluto materiale:
in
natura non vi sono interazioni istantanee.
Il
contributo di Albert è così determinante, perché ha
radicalmente sfidato la struttura della fisica classica così
come era stata accettata per 200 anni.
|
Albert
non si è limitato a sostenere che gli intervalli di spazio e di tempo
dovevano essere riformulati. Ha mostrato esattamente come farlo.
Il
programma di Albert:
1)
Trovare uno spazio e un tempo di un avvenimento relativo al marciapiede
della stazione conoscendo lo spazio e il tempo di un avvenimento rispetto
al treno
tali
che
2)
Ogni raggio di luce possieda la velocità C relativamente tanto al
marciapiede che al treno.
Allora:
liberiamoci
della carrozza e indichiamo soltanto un sistema di riferimento in moto.
|
x'
è
la distanza lungo la carrozza
y'
è
la distanza sulla carrozza
v
è
la velocità del sistema in moto |

Abbiamo
ora un sistema di riferimento in moto x'
y'
E
un sistema di riferimenti in quiete x
y
x
è la distanza
lungo il marciapiede
y
è la distanza
sul marciapiede

che
corrisponde alla carrozza e al marciapiede. Segniamo un avvenimento dentro
il sistema in moto in base alle proprie coordinate x'
y'
e al tempo t'
e segniamo lo
stesso avvenimento nel sistema in quiete in base alle proprie
coordinate x
y e
al tempo t
Albert
ora sostiene (usando l'algebra) che
il
rapporto tra le coordinate degli
avvenimenti
nei due sistemi è

y'
= y

Sistema
di equazioni noto come trasformazioni
di Lorentz (fisico
teorico olandese e amico di Einstein).
Bene.
Ora dobbiamo mostrare cosa succede a questo punto...
Immaginiamo
che i due sistemi di riferimento siano in quiete (l'uno relativamente
all'altro, certo!)

In
ciascuno di essi abbiamo due orologi luminosi abbastanza speciali.

La
lampada emette pulsazioni regolari di luce che colpiscono lo specchio,
vengono riflesse e rimbalzano sul contatore che fa clic, clic
|

|
Immaginiamo
ora che al sistema S' sia impressa una velocità V, così da essere un
sistema in moto rispetto al sistema S |

|
L'osservatore
in S' vede funzionare l'orologio esattamente allo stesso modo di quando
era in quiete. (altrimenti
il principio di relatività sarebbe sbagliato. Se il suo orologio
cambiasse quando lui si muove, lui potrebbe allora accorgersi di essere in
movimento osservando il cambiamento). Ma
l'osservatore in quiete S
guardando
l'orologio di S' in moto, vede qualcosa affatto diverso. 
Sistema
di riferimento in moto S' visto dall'osservatore S Albert
fa rilevare che la velocità della luce è la stessa per tutti gli
osservatori. L'osservatore
in quiete sentirà allora passare più tempo tra un clic e l'altro
dell'orologio in moto di quanto non ne senta passare sull'orologio in
quiete a causa della maggiore distanza percorsa che si osserva dal suolo.
Albert dice che gli orologi in moto vanno più lenti di quelli in quiete. E
da questa differenza possiamo estrarre una formula. Termini
chiave: v
velocità del
sistema in moto t'
tempo tra i
clic del sistema in moto t
tempo tra i
clic del sistema in quiete c
velocità
della luce
1)
Il tempo t'
tra il clic
del sistema in moto equivale al tempo che la luce impiega a raggiungere
lo specchio
L/c
più il tempo
che impiega a ritornare. ancora
L/c
2)
Ma il tempo t
tra i clic che si odono nel sistema in quiete è il tempo che la luce
impiega per percorrere
il triangolo h
3)
Ora, il sistema in moto percorre una distanza
d.
E
d = v t
4)
Possiamo ora usare il teorema di Pitagora, "il
quadrato costruito sull'ipotenusa è uguale alla somma dei quadrati
costruiti sui cateti".

5)
Ma abbiamo appena visto che
| h
è
in relazione a t |
 |
| d
è
in relazione a t |
 |
| L
è
in relazione a t' |
 |
6)
quanto abbiamo ottenuto prima
(h2
= (1/2 d)2 + L2 )
può
essere sostituito con

E
se voglio sapere a cosa è uguale
t abbiamo

Cerchiamo
di verificarlo con un problema
Un
astronauta parte in un razzo a una velocità che 8/10 di quella della luce
relativa alla terra. Dopo che 30 anni sono trascorsi sul razzo quanto
tempo è trascorso sulla terra?
t'
tempo trascorso
sul razzo = 30 anni
v
velocità del
razzo = 0.8c
Con
la formula di Albert

La
conclusione è...
"Se valutato da S l'orologio si muove alla velocita' V; per cui il tempo
trascorso tra due battiti dell'orologio non e' un secondo ma

secondi.
ossia,
un tempo un po' piu' lungo. Come conseguenza del moto, l'orologio va piu'
lento di quando e' in quiete."
|
Albert
è giunto a intravedere come apparirebbe il mondo se le cose si
movessero a una velocità prossima a quella della luce.
Ciò
è così lontano dall'esperienza quotidiana che ci vuole una
certa fatica per visualizzarlo.
Ma
ricordate, Albert è arrivato a quest'immagine concettuale per
il desiderio di capire come si propagano le forze elettriche e
magnetiche. Si è accorto che il nuovo ambito di esperienza
rappresentato dalle equazioni di Maxwell richiedeva una profonda
modificazione delle idee fondate sul vecchio ambito di
esperienza rappresentato dalle leggi di Newton.
|
Ora,
tutto quel che dobbiamo mostrare è come si arriva a una valutazione
giusta della velocità.
Ricordiamoci
che ogni osservatore deve vedere la stessa velocità della luce
indipendentemente dal fatto che egli si muova o meno (in modo uniforme,
naturalmente)
Bene.
Immaginiamo ora che la nostra persona al centro della carrozza cammini
verso la porta anteriore alla velocità di W
= 5 Km all'ora.
Immaginiamo
inoltre che il treno si muova alla velocità di V
= 35 Km all'ora.
Bene,
a quale velocità U
si muove la
nostra persona rispetto al marciapiede?
U
= V + W = 35 + 5 Km/h ?
E'
giusto (quasi).
Ma
Albert ci dice che le distanze e i tempi misurati sul treno non sono le
stesse distanze e tempi misurati sul marciapiede.
Dobbiamo
tener conto della relatività.
Dobbiamo
soltanto essere molto precisi. In realtà quando diciamo che una persona
cammina a 5 Km l'ora rispetto al treno, intendiamo dire che percorre la
distanza x che la separa dalla porta anteriore in un tempo t, dove x e t
sono misurati sul treno, giusto?
E
sappiamo che le distanze e i tempi misurati sul treno non sono gli stessi
che si misurano dal marciapiede, giusto?
Quello
che dobbiamo fare è convertire x' e t' misurati sul treno in X
e t
misurati
sul marciapiede.
Così
facendo Albert dimostra che la velocità U
della persona così com'è osservata dal suolo è data da

Vedete
dunque che la velocità della persona rispetto al suolo è cambiata appena
un pò rispetto a 35 + 5 Km. l'ora.

Ora,
la velocità della luce è molto grande, 300.000 Km. al secondo, per cui
la correzione di solito è molto piccola.
Ma
cerchiamo la formula per un treno che viaggi alla velocità della luce.
Immaginiamo
che la nostra persona invii in avanti un lampo di luce.
Secondo
la formula di Albert, qual'è la velocità del lampo di luce rispetto al
suolo?

in
questo caso V
= velocità
del treno = C
e
W = velocità
del lampo di luce rispetto al treno = C
per
cui U
velocità del lampo di luce rispetto al suolo è

|
E'
una bella formula. Albert ha dimostrato che le modificazioni
degli intervalli di spazio e di tempo, da lui proposte, portano
a una nuova formula dell'addizione delle velocità. La nuova
formula esprime questo nuovo fatto:
non vi sono interazioni istantanee in natura, niente può andare
più veloce della velocità della luce.
|
Albert
deve ora dimostrare cosa accade quando si cerca di far superare a un
oggetto la velocità della luce.
Ecco
come argomenta Albert:
Perché
un oggetto si muova bisogna applicargli una Forza.
Se
non esistono interazioni istantanee in natura e se la velocità della luce
è la velocità massima, cosa accade esattamente quando un oggetto
comincia ad avvicinarsi alla velocità della luce?
Immaginiamo
di applicare una forza uniforme a una particella (per esempio un
elettrone)
Quando
un oggetto prende velocità diciamo che accelera.
Newton
ha postulato un rapporto tra forza e accelerazione.
Newton
ha detto F = m
a o a
= F / m
L'accelerazione, a,
è proporzionale alla forza applicata, F,
ed è inversamente proporzionale alla massa m
(chiamata anche inerzia)
dell'oggetto.
Maggiore
è la forza, più velocità prende l'oggetto. Maggiore è la massa o
inerzia, maggiore è lo sforzo necessario a muoverlo.
E'
più facile spingere una macchina che un camion carico.
Ma
ritorniamo al concetto di massa o inerzia, per un momento.
1)
Se l'elettrone
è in quiete il suo moto susseguente è dato da
F = m a
2)
Ma supponendo
che l'elettrone abbia già una velocità V?
Allora
l'elettrone è in quiete rispetto al sistema di riferimento S' che si
muove alla velocità V rispetto a S.

Relativamente
a S', l'elettrone ha un'accelerazione a = F / m (perché
l'elettrone è in quiete relativamente a S')
Giusto.
Albert sa come trovare lo spazio e il tempo di un avvenimento rispetto al
marciapiede S, quando conosce lo spazio e il tempo dell'avvenimento
rispetto al treno S'.
L'avvenimento
in questo caso è l'accelerazione dell'elettrone.
Ecco
cosa accade:
1)
L'elettrone
va più veloce a causa della forza
ma
2)
Nel
sistema di riferimento in cui l'elettrone è in quiete, il tempo
entro il quale la forza agisce si riduce progressivamente
rispetto al sistema in quiete (gli orologi in un sistema in moto
vanno lenti, ricordate?).
Ma
quindi
3)
Nel
sistema in cui l'elettrone è in quiete la forza agisce per un
periodo di tempo sempre più breve, quanto più l'elettrone si
approssima alla velocità della luce. Se visto dal suolo,
l'elettrone ha a stento il tempo di ricevere spinte.
|
Albert
esprime questo processo con una nuova formula concreta.
Formula
di Einstein (1905)

Formula
di Newton (1686)

Ancora
una volta, la nuova formula riesprime questo fatto nuovo: non
vi sono interazioni istantanee in natura.
Niente
può andare più veloce della luce.
La
formula di Albert mostra che se V=C, a = zero! Per cui anche se tu
continui a spingere l'elettrone non accelera più.
il
significato è relativamente
chiaro.
1)
Se spingi
un oggetto con una forza e questo non prende molta velocità, dirai che ha
molta inerzia.
2)
Così,
quando l'elettrone si approssima alla velocità della luce sembra
diventare sempre più pesante perché diventa sempre più faticoso
aumentarne la velocità.
Albert
vuole ora dimostrare come la velocità dell'elettrone sia in relazione
alla sua energia.
La
definizione dell'energia risale ancora una volta alle leggi di Newton
1)
Quando una
forza, F,
agisce su un corpo di massa, m,
per una distanza d,
è utile dire che si è esercitato un lavoro L
sul corpo.
2)
Al Lavoro, L
si assegna un
valore L = F d
3)
Usando F
= m a si può
dire che il lavoro così come definito da
L = F d è
esattamente uguale a
1/2 m v2
4)
L'espressione
1/2 m v2
ha un nome. Si chiama energia
cinetica di
quel corpo.
5)
Più lavoro (F
d) si esercita
su un corpo più energia cinetica (1/2
m v2 )
esso riceve.
Albert
ora dice:
possiamo
esercitare il lavoro (F
d) ma il corpo
non prende velocità. Perché?
Perché
ora

La
modificazione di Albert ci porta quindi a una nuova formula. Il lavoro ora
è uguale a:
formula di Albert
formula di Newton
Albert
conclude...
Se
v = c,
L diventa
infinito. Velocità maggiori di quella della luce non hanno - come nei
nostri precedenti risultati - alcuna possibilità di esistenza.
Ricordate:
v
= Velocità
c
= velocità della luce
L
= lavoro
Albert
sostiene che se dai a un oggetto sempre maggiore energia...
...
invece di andare più veloce esso diventa sempre più pesante.
Per
cui, anche se dai a un razzo una quantità enorme di chili di spinta,
andrà sempre a una velocità minore di quella della luce.
Ma
non è tutto. Se il lavoro contribuisce a dare inerzia al corpo...
...allora
l'inerzia deve contenere energia!
Si,
Albert dice che abbiamo bisogno di una nuova definizione dell'energia. La
vecchia definizione newtoniana (e.c.
= 1/2 m v2 )
va bene soltanto per velocità molto inferiori a quelle della luce.
Per
cui...
1)
Albert
ha dimostrato che il lavoro L
equivale

2)
Per
cui Albert dice, chiamiamo allora la quantità

energia
E dell'elettrone.
3)
Da
questa definizione dell'energia, la formula di Albert avrà
quindi questo aspetto E
= L + m c2
|
Quello
che Albert dice è... anche se L = zero, se non metti affatto
lavoro, l'elettrone avrà ancora un'energia uguale a...
E
= m c2 !
L'equazione
più famosa del XX secolo
"La massa d'un corpo
e' la misura della sua energia."
Per
dimostrare come tale conclusione funzioni, nel 1905 scrive un breve lavoro
di 3 pagine intitolato...
L'inerzia
di un corpo dipende dalla
sua
energia?
L'argomentazione
di Albert in questo lavoro non è una dimostrazione.
Non
si può dimostrare una definizione. Tutto quello che si può fare è
mostrare che ha senso.
Ecco
dove ci conduce Albert:
1)
la vecchia definizione di lavoro (L = F d), combinata con
2)
il nuovo fatto, niente può andare più veloce della luce,
espresso da

significa
che
3)
il lavoro contribuisce a rendere il corpo più pesante. Quindi
4)
il lavoro si somma all'inerzia di un corpo e implicitamente
l'inerzia possiede energia per darle una forma concreta...
5)
il rapporto tra energia e inerzia è E
= m c2
6)
ma ricordiamo... nessuno sa realmente cosa sia l'inerzia
o soprattutto perché gli oggetti la possiedano!
|
Nel
1921 Einstein vinse il Premio Nobel e divenne una celebrità mondiale.
by
Pio Passalacqua
links:
Relatività ristretta by Wikipedia
Albert Einstein by A. Vecchia
Albert Einstein: La rivoluzione nella fisica
Relatività ristretta in due pillole 1
(4/2010) by
M. Calvetti
Relatività ristretta in due pillole 2
(4/2010) by
M. Calvetti
Il
principio di relatività
(11/2005) by G. Altarelli
Albert Einstein - la vita e la scienza
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